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“Città di Predappio” concorso di pittura estemporanea su memorie e suggestioni
Nuova edizione dell’iniziativa artistica, in programma per domenica 19 maggio. Dodici i premi acquisto per le opere vincitrici, a partire da 800,00 euro.


PREDAPPIO (FC) – Pittori professionisti e non si danno appuntamento a Predappio per l’edizione 2013 del concorso di pittura estemporanea “Città di Predappio”, in programma per domenica 19 maggio. Ad organizzare l’evento sono il Gruppo Artistico Predappiese, la Società culturale Apem Caveja e il Comune di Predappio, con il patrocinio della Comunità Montana dell’Appennino Forlivese e della Provincia di Forlì-Cesena.

Il tema di quest’anno è “Predappio e dintorni: memorie e suggestioni”: possono partecipare al concorso cittadini italiani o stranieri con una sola opera, realizzata nel corso della giornata di domenica 19 maggio. I partecipanti possono comunicare la propria adesione all’iniziativa via fax (0543 921122) o mail (nanni.s@comune.predappio.fc.it), versando poi al momento della timbratura la quota d’iscrizione pari a 10 euro.
La misura dell’opera dev’essere compresa tra un minimo di 40 x 50 centimetri e un massimo di 50 x 70 centimetri, cornice esclusa. La timbratura della tela o di altro supporto verrà effettuata nell’arena della Società Apem Caveja di Predappio domenica 19 dalle ore 8,00 in poi. I pittori avranno quindi tutta la giornata, fino alle ore 16,00, per eseguire il proprio dipinto, che una volta completato andrà consegnato nella sede dell’Apem Caveja.

Una volta completata l’operazione di consegna, alle ore 17,00 la giuria composta dagli sponsor dell’evento sceglierà le 12 opere vincitrici. Per il primo classificato il premio acquisto è di 800,00 euro, consegnato dal Comune di Predappio, per proseguire poi con valori decrescenti fino al 12esimo premio, pari a 150,00 euro. A chiudere la manifestazione sarà quindi la proclamazione dei vincitori, con relativa consegna dei premi acquisto.



Info.
tel. 0543 921711
urp@comune.predappio.fc.it
www.comune.predappio.fc.it
LA NOTTE CELESTE - 15 GIUGNO 2013
Il 15 giugno la notte si colora di celeste in tutta l'Emilia Romagna!
Dalla notte verde a Forlì del 17-18 maggio, a quella rosa sulla riviera... Ecco la notte celeste dedicata al benessere!
I centri termali del forlivese, immersi in colline da Bertinoro a Castrocaro Terme fino a Bagno di Romagna, riempiranno l’atmosfera con le “Terme Magiche”, caratterizzate dal colore celeste della scenografia, da suoni celestiali (concerti notturni di arpa, violino, jazz, etnico emozionale) e cene stellate. Alle Terme della Fratta a Bertinoro (Fc) in mostra le fotografie dei primi del Novecento sulla scalinata d’ingresso del Grand Hotel, cene stellate e musica jazz.

Pacchetti speciali per l'evento!

Per avere tutte le informazioni clicca qui
Cantieri e artisti a Forlì
L’iniziativa nasce in stretta relazione con l’esposizione “Novecento. Arte e vita in Italia fra le due guerre”, in particolare con la sezione dedicata ai cantieri monumentali che documenta il dialogo e la fusione di urbanistica, architettura, scultura, pittura, arti decorative e arredo nel recupero del concetto di “unità delle arti” proprio della tradizione rinascimentale italiana.
Il nuovo fervore urbanistico e architettonico è, infatti, seguito da un ritorno alla scultura monumentale e alla pittura murale concepiti non più come afferenti e secondari rispetto all’architettura, ma come parti di un unico progetto fin dal suo concepimento.
L’evento, articolato in quattro appuntamenti, due conversazioni e due visite guidate, intende esemplificare questa tendenza analizzando alcuni cantieri monumentali forlivesi degli anni Venti e Trenta del Novecento, soffermandosi su alcuni rilevanti pittori e scultori che vi hanno preso parte, ingiustamente ancora nell’ombra.

Mercoledì 15 maggio 2013 ore 21.00 - Chiostro di Palazzo Talenti Framonti conversazione
Cantieri e artisti a Forlì nel Ventennio: Giovanni Marchini e Francesco Olivucci condotta da Serena Togni con la partecipazione di alcuni discendenti degli artisti

Domenica 26 maggio 2013 ore 10.00 - appuntamento nel Chiostro di Palazzo Talenti Framonti visita guidata Cantieri e artisti a Forlì nel Ventennio: il centro storico

Mercoledì 29 maggio 2013 ore 21.00 - Chiostro di Palazzo Talenti Framonti conversazione Cantieri e artisti a Forlì nel Ventennio: Bernardino Boifava e Roberto De Cupis condotta da Serena Togni con la partecipazione di alcuni discendenti degli artisti

Domenica 9 giugno 2013 ore 10.00 - appuntamento nel Chiostro di Palazzo Talenti Framonti visita guidata
Cantieri e artisti a Forlì nel Ventennio: verso il nuovo Foro

La partecipazione agli incontri è libera e gratuita. E’ consigliabile la prenotazione.

Info e prenotazioni: Ass. Cultura Progetto 0543 35256 ( dalle ore 10,00 alle 13,00)
Cantieri_artistici.pdf
NOVECENTO - ARTE E VITA IN ITALIA TRA LE DUE GUERRE
Dal 2 febbraio al 16 giugno 2013

Nel primo dopoguerra, da cui prende avvio la mostra per inoltrarsi fino all’epilogo tragico del secondo conflitto mondiale e del fatidico 1943, la cultura italiana, attraverso i suoi migliori esponenti, si sentì investita della missione di creare nuove espressioni artistiche per il Novecento, secolo che non si era in realtà ancora rivelato.

Il più lucido interprete di questa missione fu il letterato Massimo Bontempelli, che nel 1926 dando vita alla rivista “900” dichiarava: “Il Novecento ci ha messo molto a spuntare. L’Ottocento non poté finire che nel 1914. Il Novecento non comincia che un poco dopo la guerra”.

La nuova esposizione ai Musei San Domenico intende rievocare un clima che ha visto non solo architetti, pittori e scultori, ma anche designer, grafici, pubblicitari, ebanisti, orafi, creatori di moda cimentarsi in un grande progetto comune che rispondeva, attraverso una profonda revisione del ruolo dell’artista, alle istanze del cosiddetto “ritorno all’ordine”.

Il Rappel à l’ordre, manifestatosi già durante gli anni della guerra, scaturiva dalla crisi delle avanguardie storiche, in particolare il Cubismo e il Futurismo, considerate l’ultima espressione di un processo di dissolvimento dell’ideale classico che era iniziato con il Romanticismo e si era accentuato con l’Impressionismo e i movimenti come il Divisionismo e il Simbolismo che lo avevano seguito.

Nasceva non come semplice ritorno al passato, ma come ripresa dei soli canoni ritenuti adatti alla realizzazione di un pensiero e di una volontà artistica.

“Una solida geometria di oggetti, una nuova classicità di forme”, per Carlo Carrà, mentre De Chirico concludeva il suo scritto programmatico sul ritorno della figura umana esclamando: “Pictor classicus sum”.

Il modello di una ritrovata armonia tra tradizione e modernità, sostenuto da questi artisti – tra cui ebbero un rilievo maggiore Felice Casorati, Achille Funi, Mario Sironi, Carlo Carrà, Adolfo Wildt e Arturo Martini – avrà, anche grazie allo spirito critico e organizzativo di Margherita Sarfatti, il sostegno da parte del regime che era alla ricerca della definizione di un’arte di Stato.

La mostra rievoca le principali occasioni in cui gli artisti si prestarono a celebrare l’ideologia e i miti proposti dal Fascismo, basti pensare all’architettura pubblica, alla pittura murale e alla scultura monumentale. Verranno documentate la I (1926) e la II (1929) Mostra del Novecento Italiano; la grande Mostra della Rivoluzione Fascista, allestita a Roma nel 1932-1933 in occasione del decennale della

marcia su Roma; la V Triennale di Milano (che vide la consacrazione della pittura murale intesa come arte nazionalpopolare volta a far rivivere una tradizione illustre); la rassegna dell’ E42 di Roma.

La pittura murale e la scultura monumentale, che furono con l’architettura l’espressione più significativa e riuscita di quel periodo, vengono indagate all’interno degli edifici pubblici, come i palazzi di giustizia, delle poste, delle università.

La considerazione delle più impegnative realizzazioni urbanistiche e architettoniche ci consente di capire quanto è stato realizzato anche a Forlì e in altri centri della Romagna.

La mostra presenta i grandi temi affrontati nel Ventennio dagli artisti che hanno aderito alle direttive del regime, partecipando ai concorsi e aggiudicandosi le commissioni pubbliche, e da coloro che hanno attraversato quel clima alla ricerca di un nuovo rapporto tra le esigenze della contemporaneità e la tradizione, tra l’arte e il pubblico.

La presenza di dipinti, sculture, cartoni per affreschi, opere di grafica, cartelloni murali, mobili, oggetti d’arredo, gioielli, abiti, intende offrire una visione a tutto tondo del rapporto tra le arti e le espressioni del costume e della vita, confrontando artisti e materiali diversi. L’obiettivo comune era, infatti,

quello di ridefinire ogni aspetto della realtà e della vita, passando dal mito classico a una mitologia

tutta contemporanea.

Il compito dell’artista, così lo sintetizza Bontempelli, diviene quello di “inventare miti, favole,

storie, che poi si allontanino da lui fino a perdere ogni legame con la sua persona, e in tal modo diventino patrimonio comune degli uomini e quasi cose della natura”.

Attraverso i maggiori protagonisti (pittori come Severini, Casorati, Carrà, De Chirico, Balla, Depero, Oppi, Cagnaccio di San Pietro, Donghi, Dudreville, Dottori, Funi, Sironi, Campigli, Conti, Guidi, Ferrazzi, Prampolini, Sbisà, Soffici, Maccari, Rosai, Guttuso, e scultori come Martini, Andreotti,

Biancini, Baroni, Thayaht, Messina, Manzù, Rambelli) risalterà la varietà delle esperienze tra Metafisica, Realismo Magico e le grandi mitologie del Novecento.

Questo superamento della pittura da cavalletto per recuperare il rapporto tra la pittura e l’architettura

significò il grande ritorno al Quattrocento italiano visto come fonte di ispirazione per gli artisti contemporanei.

Giotto, Masaccio, Mantegna, Piero della Francesca per quel loro realismo preciso, avvolto in una atmosfera di stupore lucido, appaiono particolarmente vicini.

Guardare al Quattrocento o all’antichità non significava recidere i legami con l’arte contemporanea europea, certo non con quegli artisti che, come Picasso e Derain, a partire dal secondo decennio del Novecento avevano già fatto lo stesso percorso, passando dalla scomposizione e dall’astrazione cubista alla ricomposizione della figura e a una nuova classicità in cui venivano presi a modello l’antico

e la tradizione italiana. Non solo i dipinti, le sculture o l’architettura, ma anche le opere di grafica e i manifesti diventarono parte integrante dell’immagine della città moderna.

Il Novecento passò dall’arte alta agli oggetti della vita quotidiana, dove si respirava la stessa atmosfera di ritorno alla misura classica, anche nella manipolazione di materiali preziosi. Lo testimoniano gli splendidi mobili e gli altri oggetti di arredo disegnati da Piacentini, Cambellotti, Pagano, Montalcini, Muzio, Gio Ponti e i gioielli realizzati da Alfredo Ravasco. Mai come nel Novecento anche le vicende della moda si intrecciarono e si identificarono con quelle della cultura e della politica, originando, tra il sogno parigino e l’autarchia, la prospettiva della grande moda italiana.

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Visite guidate a partenza fissa per la mostra sul “Novecento”
A partire dal 14 marzo 2013 tutti i giovedì pomeriggio alle 16.30 sarà disponibile un servizio di visite guidate a partenza fissa per i singoli visitatori e i piccoli gruppi interessati alla mostra “Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre”. 
Per fruire del servizio non è prevista prenotazione: è sufficiente presentarsi alla biglietteria dei Musei San Domenico 10 minuti prima della partenza della visita guidata stessa.

Il costo della guida – da sommare ovviamente al prezzo del biglietto d’ingresso - è di 5 euro a partecipante.

Alla Scoperta di Artusi - tutte le domeniche dalle 15.30!

 

Visite Guidate tutte le domeniche dalle 15.30 a Casa Artusi!

Basta recarsi all'ufficio turistico di Forlimpopoli la domenica pomeriggio per poter scoprire curiosità e gli ambienti di Casa Artusi, centro enogastronomico dedicato alla cucina di casa... da non perdere!
KIT FORLì IN MOSTRA - PER VIVERE LA ROMAGNA A 360 GRADI
La nostra agenzia si è impegnata nella realizzazione del kit “Forlì in Mostra” che include una mappa della città, un buono sconto del 10% sul catalogo dell’esposizione, un gettone “Tavola in mostra” che permette di usufruire di uno sconto del 10% nei ristoranti convenzionati e, ovviamente, il coupon d’ingresso al Museo, che consente di saltare la fila accendendo al desk “Prenotati”.

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VISITA IL PADIGLIONE DELLE FESTE A CASTROCARO TERME!
Ristrutturazione del padiglione delle feste - 2013

Il padiglione delle feste, è un edificio facente parte del complesso termale di Castrocaro insieme all’hotel, lo stabilimento termale e il parco, costruito nel 1936 sotto la direzione lavori di Tito Chini, con l’obiettivo di essere il luogo in cui potesse svolgersi la parte ludica e ricreativa, che insieme a quella medica- termale, andava a costituire la giornata dei bagnanti che soggiornavano a Castrocaro.
L’architettura del padiglione è quella tipica del razionalismo che affonda le sue radici storiche nel secolo scorso, nel lasso di tempo tra le due guerre, in cui in Italia fiorisce un periodo storico ben definito, il fascismo, accompagnato da un linguaggio artistico e architettonico anch’esso ben fondato e che a Forlì e nei comuni limitrofi si manifesta in maniera molto evidente.
Lo si può trovare nei suoi palazzi squadrati, nei suoi grandi spazi, come gli ampi viali alberati che attraversano la città di Forlì, le sue vaste piazze che si allungano al cielo attraverso gli obelischi, ma non meno nelle decorazioni che abbelliscono gli edifici che da Forlì arrivano a Premilcuore.
In particolare, all’interno del padiglione delle feste di Castrocaro le decorazioni di carattere zoomorfo e simbolico, hanno colori forti e sgargianti, a sottolineare la tendenza all’egocentrismo e la voglia di apparire protagonisti tipici di quel periodo storico.
Il restauro dei velari del padiglione delle feste, voluto dal Gruppo Villa Maria nelle persone del Presidente del Gruppo, Ettore Sansavini e dell’Amministratore Delegato di Salsubium Lucia Magnani, si inserisce all’interno di un discorso di valorizzazione delle bellezze storiche del territorio romagnolo e di tutto il patrimonio artistico e architettonico della zona.
La decisione del Gruppo Villa Maria, di aprire e mostrare a tutti il restauro coadiuvato e coordinato da un punto di vista organizzativo dalla Prof.ssa Paola Babini, poi realizzato da Camillo Tarozzi e dalla sue equipe, è nata spontanea, così come quella di inserirsi all’interno della mostra “ Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre” che in questi giorni prende avvio sul nostro territorio, per un discorso di coerenza tematica e di intenti, affinchè un patrimonio artistico di tale portata non resti più a lungo sopito e non venga dimenticato.


Beatrice Sansavini
DALL'INDIA CON ENTUSIASMO - Due Tour Operator Indiani a spasso per Forlimpopoli e Cesena
Eccoli arrivati: Sanchit Ahuja e Sushil Barot sono due tour operator indiani interessati ad ampliare la loro offerta per il mercato indiano.

Dobbiamo fare i conti con una realtà che ci sarebbe sembrata assurda fino a soli 5 anni fa: dal BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) proverranno i maggiori afflussi di turisti non solo nel nostro territorio, ma a livello mondiale.

E, appunto, cosa c'è di meglio che vedere con i propri occhi quello che di bello c'è nella nostra terra? La nostra operatrice non si è dovuta sprecar troppo a raccontare, a montare finti paesaggi che poi non sarebbero stati realtà. Si è limitata a spiegarne un po' le origini e i punti di forza, concludendo con un "Vedrete coi vostri stessi occhi".

Così è stato. Mattinata intensa, ma piacevole. Casa Artusi ha sfoderato le sue armi, mostrando "L'arte in cucina" ai due operatori, e dimostrando come gli ingredienti siano facilmente modificabili per chi, per motivi religiosi o personali, non può mangiare alcuni prodotti. Una guida della Federazione Guide li ha accompagnati alla Biblioteca Malatestiana a Cesena, patrimonio dell'UNESCO e grande esempio di perfezione architettonica. Il loro tour si conclude all'Osteria Michiletta dove hanno assaporato prodotti artigianali della tradizione romagnola.

Chissà che a breve non arriveranno piccoli gruppi inviati proprio da loro...
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